venerdì 27 febbraio 2015

IL PERTUS DE LA MENA ( FORO DELLA MINA)

Il Pertus de la Mena (foro della mina) ,citato dalla Bonnet come le trou de saint Second ( il buco di San Secondo),veniva presentato nella Guida delle Alpi di Martelli e Vaccaroni del 1880 come una profonda caverna sui monti di Prarostino,utilizzata nel passato come via segreta per comunicare con la valle d’Angrogna. Nessuno,stando ai due autori,l’aveva mai percorsa interamente.
In base alla prima denominazione,non si tratterebbe di un’apertura naturale,bensì dell’ingresso di una potenziale miniera,o del risultato di un saggio di scavo minerario,procurato facendo appunto brillare una o più mine. Tutto questo si sarebbe comunque verificato “molto” tempo fa e ,pur nell’incertezza dei “si pensa”e “si ritiene”,si vuole che il pertus sia stato,nel periodo della persecuzione religiosa,un sicuro nascondiglio per la popolazione valdese e soprattutto per i ministri di culto. La credenza che,attraverso il lungo percorso sotterraneo che da qui partiva ,si potesse arrivare in val d’Angrogna,fu probabilmente anche rafforzata dall’ipotizzata funzione storica svolta da questo insolito rifugio e naturalmente dalle sue caratteristiche fisiche con tutta la loro valenza evocativa e suggestionante,e tutto questo naturalmente senza negare a priori la presenza di un suo effettivo “notevole” sviluppo  sottoterra.
Un contadino di Prarostino raccontò a Marie Bonnet che questo buco,che si apriva alla Lombarda e che avrebbe messo in comunicazione San Bartolomeo di Prarostino con San Lorenzo in Val d’Angrogna,sarebbe servito alle compagnie volanti dei valdesi per sorprendere  i  loro nemici. Tuttavia,poiché sembrava difficile ammettere un simile percorso sotterraneo,si disse che il pertus fosse un’invenzione dei nemici dei valdesi per giustificare la loro incapacità ad affrontare questi repentini arrivi.
Secondo un’altra credenza invece,l’apertura di questo buco sarebbe stata murata da tempo e nascosta da una fitta vegetazione. Ma veniamo ai giorni nostri. Il probabile Pertus d’la Mena  - almeno così è conosciuto a lavello locale – si apre alla Rivoira,al confine della zona prativa con i primi alberi,sulla sponda sinistra del Chiamogna. La sua bocca d’ingresso scavata nella roccia può accogliere un uomo piegato,ma lo stretto cunicolo che segue può essere percorso solo strisciando (si sconsiglia comunque la visita all’interno,per i seri pericoli che può comportare).
In base a un accertamento effettuato dal Gruppo Spelelogico  delle Valli Pinerolesi (Cai di Pinerolo) nell’autunno ’97 , l’intero sviluppo sotterraneo risulterebbe di 28 metri.
Nel complesso , il pertus si presenta abbastanza asciutto , e potrebbe essere stato scavato come saggio per verificare la presenza di argento o di minerali ferrosi. Nonostante il nome,l’impiego delle mine non dovrebbe essere stato così rilevante ,non essendo stati ad esempio individuati tipici fori necessari al collocamento delle cariche esplosive.
Per le modalità adottate nel lavoro,il buco sembrerebbe comunque abbastanza antico,meritevole dunque di essere stato assunto ed elaborato dal folklore  locale(ricerca sul posto,estate ’97).

Testo tratto da PRIOLO D., - AVONDO G.,Leggende e tradizioni del Pinerolese,CDA & VIVALDA,1998

Pubblicato da Alessia Piccoli




 

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